Venerdi 3 agosto 2012
Non ho voglia di fotografare. Me lo impongo e così per non correre rischi, vado nel luogo che ha sempre qualcosa da dirmi, il grande fiume. Nei giorni scorsi, il caldo ha sempre avuto la meglio sulla volontà, ma stasera vince lui, il Po. Dopo un'immersione nel repellente per le zanzare, cammino tra le boschine e raggiungo la lanca di Boscone. Il sole è ancora abbastanza alto all'orizzonte, ma so bene che in questo periodo dell'anno è molto rapido nel nascondersi dentro la sera. L'ambiente appare desolato ed ostile e la voglia di ritornare sui propri passi aumenta considerevolmente. Cosa c'è di diverso dal solito? Questo luogo ti è mai apparso accogliente? Cosa pensavi di trovare? Mi guardo intorno con occhi "normali", non sono i miei, comincio a pormi domande sulla mia salute mentale. Se così fosse, avrei compiuto il primo passo verso la guarigione, ma allo stesso tempo significherebbe essere stato malato per tanti, troppi, anni. Nel caso in cui sia sano di mente, resta da capire perchè questo luogo, tanto conosciuto, quanto amato, mi trasmette sensazioni così negative?
Cammina, cammina e cammina ancora, mi dico e parto alla ricerca di qualche vena d'acqua in grado di far muovere testa e obiettivo nella giusta direzione. Il primo rivolo, appare sull'orlo delle ultime ore di vita e lo saluto con qualche scatto in controluce, mentre il guscio di una conchiglia attira su di se le attenzioni del grandangolo. Comincio a risentire la voce che conoscevo, il grande fiume comincia a parlare con le sue frasi ad effetto. Era tanto tempo che non mi trovavo a tu per tu con questo ambiente e si sa che quando si è abituati agli stessi accordi si ascolta con fatica un nuovo giro di note. Sciolto il groviglio di dubbi, sul mio stato mentale, riscontro con piacere la lunga durata e l'efficienza del repellente; nonostante venga accompagnato alla Vespa da una nutrita delegazione di zanzare, le punture sono davvero minime. Arrivo in casa, doccia, un boccone (forse più di uno) e poi al pc, per vedere se ho portato a casa almeno uno scatto decente. Riguardo il mio Po con stupore ed emozione, è un ambiente unico ed incredibile.
Domenica 5 agosto 2012
Sveglia di buon ora per andare a Corte Sant'Andrea. La chiesetta affacciata sul Po è un riferimento importante quando si cammina nelle fitte boschine per la ricerca della spiaggia di Boscone. I racconti sul paese abbandonato, in stile western, necessitavano di una pronta verifica ed una calda mattinata estiva ti fa calare al meglio nei panni del cavaliere solitario. Il ronzino è la fidata Vespa ed il cinturone è quello dello zaino fotografico. La ricerca del paese non è semplice, vista l'ora e la non conoscenza delle strade della zona. Sbaglio, così, un paio di volte, ma alla fine raggiungo la meta prefissata. Lascio la Vespa all'ingresso del paese e dopo pochi passi sparisce il film western che avevo assaporato durante il viaggio. Una signora di mezza età pulisce con cura lo spiazzo davanti all'ingresso della trattoria, i suoi gesti appaiono in forte contrasto con ciò che la circonda e sembra che i colpi di scopa abbiano il duplice fine di scacciare i fantasmi dell'abbandono. La signora saluta con piacere e stranamente, senza fare domande, nonostante mi veda armato di macchina fotografica. La peggior domanda che possa ricevere un fotografo è "Ma cosa c'è da fotografare qui?", il che ti riporta all'enigma della sanità mentale. Molto più semplicle il rifugio in questa domanda, che pensare ad una possibile risposta. "Facile" da spiegare che una casa diroccata è fonte di ispirazione o che un cane di passaggio nella piazza deserta è, per te, una bella foto.
Rispondo al saluto e mi incammino alla ricerca di qualcosa di interessante da fotografare o da documentare. Mi accorgo che non riesco a documentare senza inserire un mio senso personale allo scatto e di conseguenza, rinuncio agli scatti di pura cronaca visiva......................meno male che c'è in giro un cane.
Riparto con le Vespa e vedo una corte abbandonata, dopo aver litigato con l'argine riesco a trovare un'inquadratura in grado di dare un senso allo scatto. Guardo l'ora e sono quasi le 11. Il caldo comincia a farsi sentire e la speranza di non trovare più nulla da fotografare, in modo da accelerare il ritorno a casa, comincia a farsi forte. Passo davanti ad un altra corte abbandonata, ma per fortuna (mento a me stesso perchè era bellissima) non riesco ad accedervi. Raggiunta Somaglia, punto dritto verso Guardamiglio, ma sfortunatamente vedo il bivio per Valloria. Proprio ieri, pensavo come raggiungere la spiaggia davanti alla Puglia (località della sponda Piacentina, vicina alla foce del Trebbia), così mi ritrovo sull'argine alla ricerca dell passaggio per accedervi. Il caldo aumenta e dentro di me, ripeto la frase "Cerca la strada e ritornaci un giorno normale con una temperatura normale". Non faccio in tempo a ripetermelo per la decima volta che mi ritrovo a camminare sotto il sole di mezzogiorno. Stavolta il verdetto non lascia scampo a compromessi di nessun tipo, sei sulla strada della pazzia. Me ne rendo conto e cerco di correre incontro all'ancora di salvezza appoggiata sugli ultimi barlumi di logica, ma un gruppo di aironi bianchi mi chiede dove sto andando, rispondo con il 100-400, li rincorro con la speranza che provino un pizzico di pietà per questo pazzo sotto al sole. Poi penso a Luigi e Valerio, che non mollerebbero mai la presa e così mi ritrovo in un'improbabile giro dell'oca, ad essere preso in giro da questi pennuti che si appostano sempre appena oltre la portata di tiro del mio tele. Sorrido, pensando che l'abbiano fatto apposta e con la certezza che è meglio uno scatto mancato ad un soggetto nel suo ambiente, che uno scatto ben realizzato in un'oasi naturalistica. Dopo aver reso gli onori della vittoria ai nobili pennuti ritorno verso casa. Ripensando al confine tra pazzia e normalità, incontro un gruppone di ciclisti e tra me e me penso, questi sono pazzi, vedo il parcheggio pieno di un centro commerciale e penso, questi sono pazzi, vedo una coppia discutere animatamente al distributore sulla difficoltà di fare self-service e penso, questi sono pazzi (visto quello che hanno combinato sono matti davvero).
Non ho voglia di fotografare. Me lo impongo e così per non correre rischi, vado nel luogo che ha sempre qualcosa da dirmi, il grande fiume. Nei giorni scorsi, il caldo ha sempre avuto la meglio sulla volontà, ma stasera vince lui, il Po. Dopo un'immersione nel repellente per le zanzare, cammino tra le boschine e raggiungo la lanca di Boscone. Il sole è ancora abbastanza alto all'orizzonte, ma so bene che in questo periodo dell'anno è molto rapido nel nascondersi dentro la sera. L'ambiente appare desolato ed ostile e la voglia di ritornare sui propri passi aumenta considerevolmente. Cosa c'è di diverso dal solito? Questo luogo ti è mai apparso accogliente? Cosa pensavi di trovare? Mi guardo intorno con occhi "normali", non sono i miei, comincio a pormi domande sulla mia salute mentale. Se così fosse, avrei compiuto il primo passo verso la guarigione, ma allo stesso tempo significherebbe essere stato malato per tanti, troppi, anni. Nel caso in cui sia sano di mente, resta da capire perchè questo luogo, tanto conosciuto, quanto amato, mi trasmette sensazioni così negative?
Cammina, cammina e cammina ancora, mi dico e parto alla ricerca di qualche vena d'acqua in grado di far muovere testa e obiettivo nella giusta direzione. Il primo rivolo, appare sull'orlo delle ultime ore di vita e lo saluto con qualche scatto in controluce, mentre il guscio di una conchiglia attira su di se le attenzioni del grandangolo. Comincio a risentire la voce che conoscevo, il grande fiume comincia a parlare con le sue frasi ad effetto. Era tanto tempo che non mi trovavo a tu per tu con questo ambiente e si sa che quando si è abituati agli stessi accordi si ascolta con fatica un nuovo giro di note. Sciolto il groviglio di dubbi, sul mio stato mentale, riscontro con piacere la lunga durata e l'efficienza del repellente; nonostante venga accompagnato alla Vespa da una nutrita delegazione di zanzare, le punture sono davvero minime. Arrivo in casa, doccia, un boccone (forse più di uno) e poi al pc, per vedere se ho portato a casa almeno uno scatto decente. Riguardo il mio Po con stupore ed emozione, è un ambiente unico ed incredibile.
Domenica 5 agosto 2012
Sveglia di buon ora per andare a Corte Sant'Andrea. La chiesetta affacciata sul Po è un riferimento importante quando si cammina nelle fitte boschine per la ricerca della spiaggia di Boscone. I racconti sul paese abbandonato, in stile western, necessitavano di una pronta verifica ed una calda mattinata estiva ti fa calare al meglio nei panni del cavaliere solitario. Il ronzino è la fidata Vespa ed il cinturone è quello dello zaino fotografico. La ricerca del paese non è semplice, vista l'ora e la non conoscenza delle strade della zona. Sbaglio, così, un paio di volte, ma alla fine raggiungo la meta prefissata. Lascio la Vespa all'ingresso del paese e dopo pochi passi sparisce il film western che avevo assaporato durante il viaggio. Una signora di mezza età pulisce con cura lo spiazzo davanti all'ingresso della trattoria, i suoi gesti appaiono in forte contrasto con ciò che la circonda e sembra che i colpi di scopa abbiano il duplice fine di scacciare i fantasmi dell'abbandono. La signora saluta con piacere e stranamente, senza fare domande, nonostante mi veda armato di macchina fotografica. La peggior domanda che possa ricevere un fotografo è "Ma cosa c'è da fotografare qui?", il che ti riporta all'enigma della sanità mentale. Molto più semplicle il rifugio in questa domanda, che pensare ad una possibile risposta. "Facile" da spiegare che una casa diroccata è fonte di ispirazione o che un cane di passaggio nella piazza deserta è, per te, una bella foto.
Rispondo al saluto e mi incammino alla ricerca di qualcosa di interessante da fotografare o da documentare. Mi accorgo che non riesco a documentare senza inserire un mio senso personale allo scatto e di conseguenza, rinuncio agli scatti di pura cronaca visiva......................meno male che c'è in giro un cane.
Riparto con le Vespa e vedo una corte abbandonata, dopo aver litigato con l'argine riesco a trovare un'inquadratura in grado di dare un senso allo scatto. Guardo l'ora e sono quasi le 11. Il caldo comincia a farsi sentire e la speranza di non trovare più nulla da fotografare, in modo da accelerare il ritorno a casa, comincia a farsi forte. Passo davanti ad un altra corte abbandonata, ma per fortuna (mento a me stesso perchè era bellissima) non riesco ad accedervi. Raggiunta Somaglia, punto dritto verso Guardamiglio, ma sfortunatamente vedo il bivio per Valloria. Proprio ieri, pensavo come raggiungere la spiaggia davanti alla Puglia (località della sponda Piacentina, vicina alla foce del Trebbia), così mi ritrovo sull'argine alla ricerca dell passaggio per accedervi. Il caldo aumenta e dentro di me, ripeto la frase "Cerca la strada e ritornaci un giorno normale con una temperatura normale". Non faccio in tempo a ripetermelo per la decima volta che mi ritrovo a camminare sotto il sole di mezzogiorno. Stavolta il verdetto non lascia scampo a compromessi di nessun tipo, sei sulla strada della pazzia. Me ne rendo conto e cerco di correre incontro all'ancora di salvezza appoggiata sugli ultimi barlumi di logica, ma un gruppo di aironi bianchi mi chiede dove sto andando, rispondo con il 100-400, li rincorro con la speranza che provino un pizzico di pietà per questo pazzo sotto al sole. Poi penso a Luigi e Valerio, che non mollerebbero mai la presa e così mi ritrovo in un'improbabile giro dell'oca, ad essere preso in giro da questi pennuti che si appostano sempre appena oltre la portata di tiro del mio tele. Sorrido, pensando che l'abbiano fatto apposta e con la certezza che è meglio uno scatto mancato ad un soggetto nel suo ambiente, che uno scatto ben realizzato in un'oasi naturalistica. Dopo aver reso gli onori della vittoria ai nobili pennuti ritorno verso casa. Ripensando al confine tra pazzia e normalità, incontro un gruppone di ciclisti e tra me e me penso, questi sono pazzi, vedo il parcheggio pieno di un centro commerciale e penso, questi sono pazzi, vedo una coppia discutere animatamente al distributore sulla difficoltà di fare self-service e penso, questi sono pazzi (visto quello che hanno combinato sono matti davvero).
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